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• Ripropongo questo breve articolo scritto – «in tempi non sospetti» direbbe qualcuno, ma i tempi sono sempre sospetti – il 3 febbraio 2015, particolarmente attuale, alla luce dell'esito delle elezioni americane.

Pepe Rigios (team Trois Pommes) e Dario Musso (BMW) si confrontano sulla linea laterale del campo
Shainee Gabel Pepe Rigios si attesta sulla la traiettoria di James Harper del Badrutt's Palace Hotel
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“Polarizzazione” è un fenomeno fisico in cui si osserva una concentrazione di forze intorno a due poli opposti.

Nel linguaggio politico il termine è usato in senso figurato a descrivere un processo di concentrazione dei suffragi verso poli o partiti contrapposti.

In tutto il mondo i “democratici” teorizzano uno stato più “robusto”, in grado di erogare ai propri cittadini servizi fondamentali come l'istruzione, la sanità, la pubblica sicurezza, la giustizia, l'assistenza sociale, la protezione dell'ambiente, ecc., finanziato da un sistema fiscale che faccia pagare a tutti secondo le proprie possibilità. In tutto il mondo i “conservatori” preferiscono uno stato più “snello”, in cui i servizi fondamentali siano erogati da strutture private a pagamento, finanziato da un sistema fiscale sobrio, che faccia sconti crescenti in proporzione al reddito dei cittadini più facoltosi.

Se la gente votasse secondo il proprio interesse materiale, specialmente in un momento in cui anche la classe media è compressa verso il basso, i partiti “progressisti” vincerebbero a man bassa. Per questo i partiti “conservatori” si indirizzano su argomenti che esulano da cosa sia più utile all'elettore, perché il loro interesse non è l'interesse della maggioranza.

Non solo. I conservatori hanno notato che le persone, i cittadini, gli “elettori”, non votano secondo convenienza. Altrimenti non si spiegherebbe come mai milioni di frustrati miserabili continuino testardamente a sostenere partiti che proteggono i privilegi di una manciata di multinazionali e di una minoranza di super ricchi che li affamano e che volentieri li mandano in guerra a combattere contro altri disgraziati.

«Il 98% dell'attività mentale avviene senza che ne siamo consapevoli. Nella sua maggior parte il pensiero inconscio ha a che vedere con la politica» (George Lakoff, Pensiero politico e scienza della mente). Questo è il punto.

Secondo Lakoff, l'elettorato si ripartisce lungo lo spartiacque di una “narrativa” familiare: da una parte c'è il padre affettuoso e compassionevole; dall'altra il padre severo e autoritario. Da una parte l'empatia, dall'altra l'autorità.

Tuttavia non è che si possa affermare che il “padre compassionevole” sia di sinistra e il “padre autoritario” di destra. Tutt'altro. La faccenda è molto più complicata perché il discrimine passa in senso trasversale, tagliando la comunità in due metà quasi perfette.

Ecco che la disputa politica viene stornata dagli argomenti “sociali” ad argomenti “etici”, come l'aborto, il matrimonio dei gay, l'integrità della razza, l'Islam, con una virulenza che esclude qualsiasi compromesso. È su questi temi che il pubblico si divide, su due diversi concetti di famiglia: autoritaria o compassionevole, che paradossalmente trascurano i parametri dell'organizzazione sociale, e portano l'elettorato, a prescindere dal merito, ad abbarbicarsi alle proprie posizioni stringendosi intorno a uno dei due poli disconoscendo nell'altro lo stesso diritto di esistere.

Le persone tendono a stringersi, a prescindere dal proprio razionale, intorno ai leader che le rappresenta, dimostrando più autorità o, all'opposto, più umanità e capacità di provvedere ai bisogni della comunità.

Il fenomeno che negli ultimi anni si è andato tristemente osservando in gran parte delle democrazie occidentali è questa progressiva “polarizzazione” delle opinioni sulla questione etica, seguita dall'imbarbarimento della dialettica politica: delegittimazione dell'avversario, macchina del fango, affermazioni non documentate, menzogne insostenibili seguite da flebili smentite, insulti veri e propri. Una cosa insopportabile.


 Alla luce dell'esito definitivo delle elezioni americane, per aggiungere un pensiero a 21 mesi di distanza, stando alle tesi di Lakoff, l'errore del Partito Democratico può essere stato di opporre a un “padre autoritario”, invece di un “padre compassionevole”, una madre algida e inflessibile.