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...• Enrico Baj non aveva paura di confrontarsi con i fenomeni più aberranti della società. Dal pericolo nucleare all’avvento di Berlusconi. Un’irregolare che amava gli irregolari e che ha tributato più di un omaggio all’irregolare per eccellenza, il personaggio di Alfred Jarry: Ubu Roy.

© 2016 Renato Corpaci - Tutti i diritti riservati
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All’artista, milanese per nascita, che scelse di vivere e lavorare a Vergiate in una casa in mezzo alla natura, Legnano dedica una mostra che verte sull’ Apocalisse, una delle sue opere più importanti, nella quale Baj esprime orrore per la corruzione e per il degrado ambientale del pianeta.

Si tratta di un’opera che, avviata nel 1978, vide negli anni successivi numerose integrazioni e modifiche. In realtà, l’idea dell’Apocalisse, risale a qualche anno prima, se Pietro Bellasi, sociologo dell'arte e curatore nel 1993 di una vasta antologica di Baj alla Pinacoteca Comunale di Locarno, dichiara: «L’Apocalisse ha inizio dalla caduta del Pinelli, da un corpo che precipita, ma non ha ancora finito di precipitare verso un punto che sembra spostarsi indefinitamente lungo la traiettoria».

Ispirato a Guernica di Picasso, il Pinelli che doveva essere esposto nel 1972 a Milano, la cui mostra venne però sospesa – “per motivi tecnici”, si disse – fu invece esibito dieci anni più tardi, al Palazzo della Ragione a Mantova nel 1982. Dal capo opposto dell'immensa sala medievale, ci ricorda la vedova di Baj, Roberta Cerini, «l’Apocalisse, tutta raccolta su una parete, trionfava salendo verso l’alto».

La genesi dell’Arte in Baj, viene dalla concezione che nell’era della produzione di massa la creatività si sia fossilizzata in un processo di ripetizione perpetua. A sua volta, l’artista s’ingegna a ricreare grandi opere del passato, ispirandosi a Seurat, De Chirico e Picasso. I temi delle sue opere contengono una denuncia antiautoritaria velata d’ironia. Così nascono i Generali che lo hanno reso celebre, tristemente premonitori delle vicende di Grecia (1967), Cile (1973) e Argentina (1976), grotteschi nelle loro divise e decorazioni, spauracchi che inquietano le nostre coscienze.

Anch’essi anticipatori di questa grandiosa Apocalisse: 150 tavole sagomate e dipinte che rappresentano animali fantastici, mostri, demoni e umanoidi intenti in attività aberranti e scurrili mentre danzano su una folla di individui dall’aria terrorizzata, paralizzati nel loro conformismo.

«Una cosa molto importante dell’arte – ricordava Baj, citato nella documentazione della mostra – è la capacità e la tendenza a creare testimonianze, la possibilità di rappresentare la nostra epoca, il nostro costume, le nostre ansie, le nostre gioie, i nostri drammi».

Purtroppo, la nostra età è ritornata a un conformismo strettamente controllato da questa o quella cricca: vuoi quella che controlla l’obiezione di coscienza nella Sanità, vuoi quella che minaccia di “riformare” la Costituzione, vuoi quella che pretende l’impunità per un popolo intento a sterminarne un altro...

Se si desidera sopravvivere, bisogna passare da lì. La visione di questa bella mostra, distribuita in quattro belle sale e nei corridoi del primo piano del Palazzo Leone da Perego di Legnano ci ricorda, se non altro, di un’età che pare lontanissima, in cui dissentire era un dovere civico praticato, tra gli altri, da artisti e intellettuali incuranti delle conseguenze delle proprie azioni.

«Solo la pittura che riesce a fare essa stessa un atto di mostruosità – ci ricorda una citazione sul muro di una sala – riesce a risolvere e a riassorbire la mostruosità delle nostre vite» (Jean Baudrillard).

Mirabili mostri - L'Apocalisse secondo Baj
Legnano – Palazzo Leone da Perego
in collabirazione con il MA*GA di Gallarate
dal 6 novembre al 26 febbraio 2017