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Peter Webber, La ragazza con l'orecchino di perla• La pellicola di Peter Webber tratta dall'omonimo romanzo di Tracy Chevalier, ispirato a sua volta dal celeberrimo dipinto di Johannes Vermeer (di passaggio a Bologna a Palazzo Fava tra l'8 febbraio e il 25 maggio 2014), è un film che si propone di esporre agli occhi dello spettatore le sfumature che sono solitamente precluse alla percezione di un osservatore non istruito.


Siano esse le sfumature che la luce imprime agli oggetti attraverso un vetro velato dei sedimenti dell'umidità e della fuliggine; siano esse nuance di un sentimento di simpatia, complicità e di reciproca attrazione tra un artista sensuale, affermato e maturo e la sua curiosa e brillante serva sedicenne; siano esse le pennellate di turchese che restituiscono la luce riflessa sulle pieghe di una sottana di raso scuro; o siano i sottintesi rapporti tra una suocera facoltosa e concreta e un genero geniale alla mercé della volgarità di un mecenate presuntuoso e maleducato.

In fondo, il quadro stesso invita l'osservatore a indovinare il sentimento sottile che si riflette in quello sguardo acerbo. Sorpresa? Curiosità? Compiacimento? Malizia? Sfumature. Non è un caso che la tela sia stata definita “la Monna Lisa del Nord”.

Peter Webber, La ragazza con l'orecchino di perla
Peter Webber, La ragazza con l'orecchino di perla Peter Webber, La ragazza con l'orecchino di perla

La vicenda de La ragazza con l'orecchino di perla si svolge a Delft, in Olanda, intorno al 1665. L'interpretazione della coppia Scarlett Johansson-Colin Firth, uno degli abbinamenti più sexy del cinema contemporaneo, si incastona in un contesto sociale cattolico (papista) ma dominato dagli istinti repressi di un neo-puritanesimo ugonotto fresco d'importazione dalla vicina Francia.

L'occhio di Peter Webber segue la giovane servetta Griet mentre si aggira, con l'inconsapevolezza tipica della sua adolescenza, in un campo minato disseminato degli interessi di una moglie gelosa, di una suocera pragmatica, di una serva intrigante, di una bambina maligna, di un padrone affascinante, di un collezionista libidinoso (Tom Wilkinson) e di un figlio del macellaio in pieno sviluppo ormonale. Tutti attentano, ciascuno a proprio modo, alla sua reputazione e alla sua integrità.

Il maestro Vermeer, combattuto tra l'istinto che porta gli uomini a moltiplicarsi e il sentimento paterno che consiglia di proteggere un essere debole e indifeso, è visibilmente attratto dalla grazia giovanile, ma soprattutto dalla sensibilità artistica che la serva, a sua volta figlia di un ceramista decoratore, dimostra nei confronti del suo lavoro di pittore.  La ragazza con l'orecchino di perla è quindi la storia dell'incontro tra due spiriti affini che sono costretti a gestire la reciproca congenialità entro i binari di rigide consuetudini sociali. Unico terreno d'incontro tollerato, per la loro impossibile amicizia, l'Arte.

Esempio eccellente del miglior cinema britannico, ne La ragazza con l'orecchino di perla il talento di Scarlett Johansson induce persino a farci credere che l'attrice assomigli davvero alla modella del dipinto, e la performance equilibrata di Colin Firth riesce a farci dimenticare le sue prestazioni più gigionesche.

La vicenda narrata con la macchina da presa non è estranea a momenti di altissima poesia. Come quando il maestro chiede alla serva di descrivere il colore delle nuvole, momento di scoperta e di nuova consapevolezza della complessità di tutto ciò che ha manifestazione nel reale. O di sensualità, come quando, su richiesta del maestro, la modella si apparta per cambiarsi il copricapo, e assistiamo al turbamento che coglie l'artista alla vista rubata dei suoi capelli sciolti.

Non c'è da esserne sorpresi. Anche la poesia e l'erotismo, dopo tutto, come la pittura e come il cinema, sono questione di sfumature.